
Che cosa è stata per me la missione a Riccione?
Se dovessi riassumerla in una sola parola direi “COMUNIONE”. Ho sperimentato la gioia di essere uno in Cristo, parte di una Chiesa viva e unita: tante persone, provenienti da realtà e città diverse, con carismi differenti, ma tutte membra di un unico corpo animato dallo stesso Spirito.
Abbiamo incontrato tanti giovani, ascoltato le loro storie, condiviso lacrime e sorrisi. A ciascuno abbiamo cercato di portare speranza e quella gioia autentica che nasce solo dall’incontro con Cristo. In missione doni tanto, ma ricevi sempre molto di più: volti, parole, abbracci che ti toccano dentro e ti ricordano quanto il mondo sia assetato di Dio.
Se hai fatto esperienza del Suo amore, non puoi tacere: lo devi annunciare, perché Gesù cambia davvero la vita.
Ringrazio il Signore per questa chiamata, perché prima di tutto ha parlato a me, donandomi risposte e conferme. Ho visto come, nella nostra piccolezza e fragilità, Dio compie meraviglie. Una di queste l’ho vissuta il 16 agosto, durante la Luce nella Notte, in un momento che porterò sempre con me.
Mentre sistemavo alcuni lumini sotto l’altare, dentro di me si affacciava un pensiero scoraggiante: “Mi sento inutile, Signore”.
Proprio in quell’istante si avvicinarono un uomo e sua moglie per prendere i bigliettini della Parola di Dio. Erano visibilmente agitati. Con discrezione chiesi se potessi fare qualcosa per loro, e il marito, con voce rotta, mi confidò che la moglie aveva appena scoperto di avere un tumore. Lei, in lacrime, mi fissava con occhi pieni di dolore. Allora le ho raccontato la mia esperienza: “anche io, quattro anni fa, ho avuto un tumore, ma oggi sono qui e sto bene”. Ho testimoniato come Gesù sia stato la mia forza e la mia salvezza, senza mai abbandonarmi. Le ho detto: “Coraggio, affidati a Lui e vedrai che compirà meraviglie anche nella tua vita”. Lei mi ha abbracciato, scoppiando in un pianto che non era più solo di dolore, ma di liberazione. Poi ha letto il bigliettino che aveva pescato: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. (Gv 14, 27)”. Ho sentito che quelle parole erano un dono personale di Gesù per lei. Ho pregato insieme a lei, e la pace del Signore ha trasformato il suo volto: le lacrime non erano più di disperazione, ma segno di speranza.
Ho compreso che non era un caso che fossi lì proprio io, in quell’istante. Per tanto tempo mi sono chiesta: “Perché proprio io? Perché io sono guarita e altri no?”. In quell’incontro ho ricevuto una risposta: le nostre ferite, se consegnate a Dio, diventano feritoie di luce per gli altri e anche per noi stessi.
E ancora una volta si è compiuta per me la Parola che mi era stata affidata nel 2022, durante un momento di preghiera: «Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra tribolazione, perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio» (2 Cor 1,3-4).
Nulla avviene per caso: tutto ha senso in Dio. Grazie Signore per ogni missionario, per ogni incontro, sorriso e lacrima condivisa, per l’amore donato e ricevuto. Lode a Te, o Signore, per le meraviglie che compi nelle nostre vite.